Valutazione della scivolosità di superfici continue a base cementizia o resinosa

scivolosità dei pavimenti in cemento o resina

di Renzo Aicardi*
*segretario tecnico ENCOPER (Ente Nazionale COstruttori Pavimenti E Rivestimenti)


Indice

  1. La legge italiana sulla scivolosità
  2. Il metodo di valutazione della scivolosità adottato dalla Legge Italiana
  3. Considerazioni sulla scivolosità dei pavimenti
  4. Le norme non valide per superfici continue ma citate nei capitolati
  5. La scivolosità misurata con il metodo del pendolo
  6. Come rilevare la scivolosità del pavimento

Il parametro generalmente utilizzato per descrivere il livello di scivolosità di una superficie continua a base cementizia o resinosa è il coefficiente di attrito radente dinamico, che corrisponde a una grandezza adimensionale dipendente dalle caratteristiche dei materiali delle due superfici a contatto (suola della scarpa/superficie della pavimentazione).
Maggiore è il coefficiente di attrito che caratterizza la superficie del rivestimento della pavimentazione, minore è la sua scivolosità.

1. La legge italiana sulla scivolosità

In Italia la scivolosità di una superficie calpestabile è regolata dal Testo unico sulla salute e sicurezza sul lavoro.
Il D.Lgs 81 del 09/04/2008, Art 63 Allegato IV par 1.3.2, dispone che i pavimenti dei locali siano fissi, stabili e antisdrucciolevoli, imponendo una verifica periodica sul perdurare dell’assenza di rischio
Il D.M. 236/89 all’art 8.2.2 regolamenta i parametri del coefficiente di attrito disponendo che siano conformi allo standard B.C.R.A (British Ceramic Research Association) impiegando il metodo d’indagine con lo strumento “Tortus digital tribometer”.
Il D.P.R 503/89 art 1 stabilisce che le condizioni di sicurezza antiscivolo siano “controllate e mantenute” in tutti gli edifici.

2. Il metodo di valutazione della scivolosità adottato dalla Legge Italiana

Poiché l’unica fonte di legge in materia è il DM 236/89, ripreso poi anche nel Testo Unico sulla sicurezza nel lavoro (DL 81/2008), ne consegue che dal punto di vista legale si è obbligati a realizzare le superfici calpestabili nel rispetto dei valori indicati e di attuare i controlli sulla scivolosità seguendo il metodo d’indagine con l’attrezzatura “Tortus digital tribometer”.
Questi i valori di attrito considerati per lo strumento Tortus:

Valore di attrito Scivolosità
µ ≤ 0,19 Pericolosa
da µ 0,20 a µ 0,39 Eccessiva
da µ 0,40 a µ 0,74 Attrito soddisfacente
≥ µ 0,75 Attrito eccellente

La legge italiana sulla sicurezza delle superfici, sceglie un approccio prestazionale e richiede di misurarne o verificarne la scivolosità con lo strumento “Tortus digital tribometer” nelle sue reali condizioni di utilizzo. In tal senso, facendo scivolare lo strumento sulla superficie, i valori di attrito devono risultare superiori a μ 0,40, (per elemento scivolante in “cuoio” su pavimentazione asciutta, e per elemento scivolante in “gomma dura”, su pavimentazione bagnata). Quindi la soglia minima, per considerare una superficie sicura e quindi oggettivamente antiscivolo, si ottiene allorché lo strumento rispetta il valore di attrito μ 0,40.
Ma va detto che il metodo di misurazione “Tortus digital tribometer” è molto carente e può dare risultati fuorvianti, tant’’è che il metodo, ormai da anni, non è più accettato nel resto d’Europa, per gli ovvi motivi che riportiamo e che sono menzionati anche nella letteratura internazionale:

  • Lo strumento “Tortus digital tribometer” viene fatto transitare sulla superficie e durante il movimento è in grado di misurare il coefficiente d’attrito, ma non viene indicata la velocità con cui trainare lo strumento.
    • Se trainato lentamente fornirà un risultato finale più elevato di quello che è la realtà
    • non fornisce dati corretti con il pavimento bagnato
    • Per la sua lentezza di traino, non riesce a ricreare l’effetto aquaplaning, praticamente la radice dello scivolamento
  • non riconosce quando il pavimento è sporco
  • Il metodo proposto dalla BCRA (British Ceramic Research Association) “Tortus digital tribometer” viene anche disconosciuto dalle norme inglesi BS 7976 ora BS EN 13036-4 che richiedono la misurazione con un altro metodo. Il metodo del “British Pendulum”.
  • il resto d’Europa non accetta i valori ottenuti con lo strumento ““Tortus digital tribometer” perché ritenuti fuorvianti. Ben 49 Enti di standardizzazione di altrettante nazioni hanno adottato il “metodo del pendolo” per rilevare la scivolosità di una superficie
tribometro
Tortus digital tribometer trainati a mano o da piano inclinato

3. Considerazioni sulla scivolosità dei pavimenti

I coefficienti di attrito più sono elevati meno espongono al rischio di scivolamento a terra, ma questo non esclude che l’evento infortunistico possa verificarsi comunque. Infatti altri fattori possono incidere negativamente come la presenza di liquidi a terra (acqua, olio, bevande carburanti) e/o di sostanze grasse e/o di sporco grossolano, l’utilizzo di calzature con suola in materiale diverso dalla gomma e/o dal cuoio (es. materiali plastici, corda, stoffa, ecc.), la velocità di spostamento della persona (corsa veloce, camminata veloce, corsa lenta, ecc.) e non per ultimo il fatto di calzature femminili con tacchi alti e in acciaio.
La determinazione della scivolosità delle pavimentazioni (di qualsiasi tipo e natura) è una questione molto dibattuta e al momento esistono numerose metodiche di prova i cui presupposti sono molto diversi tra loro, sia nelle modalità sia nelle proprietà con cui vengono misurate. Per questi motivi, i risultati dei diversi test non possono essere correlabili tra loro.

3.1 Riferimenti normativi internazionali sulla scivolosità

Riteniamo quindi utile ricordare che ben 49 Enti di standardizzazione di altrettante Nazioni hanno optato per il metodo del “pendolo” per misurare la scivolosità di una pavimentazione ed in particolare ricordare che i Paesi membri CEN devono obbligatoriamente recepire le norme EN che per rilevare la scivolosità di un pavimento riprendono tutte il metodo del “pendolo” e sono:

    1. EN 13036 Pendulum Test for Road and Airfield Surface Characteristics
    2. EN 1338 Pendulum Test for Concrete Paving Blocks
    3. EN 1339 Pendulum Test for Concrete Paving Flags
    4. EN 1344 Pendulum Test for Clay Pavers
    5. EN 14231 Pendulum Test for Natural Stone
    6. EN 14904 Surfaces for Sports Areas

Standard europei che individuano il metodo di prova del “pendolo” per la marcatura CE dei prodotti di pietra naturale per pavimentazioni.
Pertanto la nostra considerazione, per valutare una superficie continua a base cementizia o resinosa, è quella di seguire la normativa Italiana ed internazionale che adotta il metodo di misurazione del “pendolo”, contestando il metodo di misura BCRA (British Ceramic Research Association) che impiega lo strumento “Tortus digital tribometer”, in quanto non affidabile nei risultati.

4. Le norme non valide per superfici continue ma citate nei capitolati

In Italia la UNI ha pubblicato nel 2007 la norma 8298-16 come revisione della stessa pubblicata nel 1989. L’apparecchiatura per la prova è un dinamometro dotato di pulegge di rinvio aventi diametro della gola di circa 58 mm per consentire, mediante un filo di acciaio dal diametro di 0,5 mm, il trascinamento orizzontale su porzione di pavimento, di un cilindro metallico ad asse verticale. Il cilindro metallico del diametro di 100mm e di massa complessiva di 3 kg ha incollato un pattino in gomma dallo spessore di 6 mm. La prova viene eseguita in laboratorio su provini confezionati o estratti in sito. Ma la prova può essere condotta in sito trascinando il pattino ad una velocità decisa tra le parti (!?!).
Si eseguono 30 prove e la loro media viene divisa per il carico del cilindro metallico espresso in Newton per ottenere il coefficiente di “attrito coulombiano” (che si oppone allo scivolamento).
Non esistono nella norma riferimenti sull’ attrito gomma/resina o gomma/cemento consentito per dichiarare il pavimento antisdrucciolo.
In Germania le DIN 51130-51097 esprimono la scivolosità in funzione dell’ angolo di scivolamento ed individuano gli intervalli R per ciascuna destinazione d’uso della pavimentazione in piastrelle., ma questo non è fattibile per le superfici continue (cemento e resina) che rappresentano ampie superfici costruite in opera e a mano. Queste prove vanno eseguite solo in laboratorio sulle piastrelle ovvero su materiali prodotti e controllati in fabbrica (ovvero materiali ritenuti con superficie omogenea prodotta in fabbrica con metodo industrializzato). I valori R non possono essere rapportati, ne tanto meno confrontati, con un’ampia superficie continua realizzata manualmente in opera.
Riportiamo, i riferimenti normativi che a volte vengono richiamati nei capitolati italiani per pavimenti a base cementizia e/o resinosa, ma che non possono essere tenuti in considerazione.
La Norma DIN 51130 (test di laboratorio per pavimentazioni pedonabili con calzature su piano inclinato) e la Norma DIN 51097 (test di laboratorio per pavimentazioni pedonabili a piedi nudi su piano inclinato) permettono una misura diretta in laboratorio dell’attrito esercitato dalla superficie del pavimento sul pedone (cioè ci sono degli operatori che camminando direttamente sulla pavimentazione e testandola a diverse inclinazioni stabiliscono le condizioni in cui scivolano).
Le norme riportano due diverse condizioni (acqua e olio) di utilizzo con il medesimo test per determinare il così detto angolo di rischio. Finalità del test è attribuire ad ogni lotto di fabbricazione o piastrella prodotta in fabbrica, una classificazione (R o A) per le diverse destinazioni d’uso.
Il significato del test: Il test è valido per le piastrelle e non per i pavimenti continui e si esegue solo in laboratorio. Viene condotto a carico del produttore prima che le piastrelle vengano commercializzate al fine di apporre una marchiatura a garanzia.
Norme Astm C 1028 statunitensi. Il metodo misura un coefficiente di attrito statico mediante un dinamometro, si determina la massima forza orizzontale necessaria per iniziare il movimento tra l’elemento scivolante (rivestito in gomma e caricato di un peso definito) e la superficie della pavimentazione sia in condizioni asciutte che bagnate.
I limiti del metodo: I valori associati alla valutazione del test non danno indicazioni dettagliate in ordine alle possibili diverse destinazioni d’uso dei locali.

5. La scivolosità misurata con il metodo del pendolo

Il metodo del “pendolo” per la misurazione della scivolosità di ampie superfici continue realizzate in opera, (cemento e resina) esprime la resistenza allo scivolamento della superficie.
Il coefficiente di attrito: quanto più alto è questo, tanto minore sarà la scivolosità.

misurazione scivolosità superficie con il pendolo
Il metodo nelle condizioni di Gomma asciutta e Cuoio bagnato prevede un coefficiente > 36

I valori ottenuti con il “pendolo secondo le normative EN sono suddivisi in quattro categorie:

  1. Scivolosità eccessiva: valore minore di 24
  2. Scivolosità moderata: valore maggiore a 25 e minore di 35
  3. Scivolosità bassa: valore maggiore a 36
  4. Scivolosità estremamente bassa: valore maggiore a 75

5.1 Cosa significano i valori del Pendulum Test

I valori ottenuti con il “Pendulum test” indicano la resistenza dinamica allo scivolamento (tecnicamente noto come coefficiente di attrito dinamico – COF) di una ampia superficie continua in calcestruzzo o resina realizzata in opera, provata nelle condizioni di gomma asciutta e cuoio bagnato e possono dimostrare alle compagnie assicurative e ai committenti che la superficie calpestabile è sicura.
Ecco la tabella sui rischi rapportati al Pendulum Test Value

1) Braccio del pendolo 2) inserto 3) asta graduata
Valore PTV minRischioPotenziale scivolosità
191:2Alto
241:20Alto
271:200Moderato
291:10.000Moderato
341:100.000Moderato
361:1.000.000Basso

Per tantissimi ambienti un coefficiente di attrito dinamico, ovvero un PTV “pendulum test value”, superiore a 36 (per entrambe le condizioni asciutto e bagnato) viene considerato come un valore di rischio minimo di riferimento paragonabile ad un rischio 1 su 1.000.000 secondo la tabella.

6. Come rilavare la scivolosità del pavimento

Concesso che la superficie soddisfi i requisiti antisdrucciolo, per la scelta progettuale e per la giusta posa in opera, ci si chiede perché la superficie possa comunque risultare scivolosa.
Ecco cosa non devono trascurare i professionisti addetti alla verifica della scivolosità di un pavimento in calcestruzzo o un rivestimento in resina:
• Sporcizia depositata sulla superficie
• Prodotti chimici (prodotti per la pulizia non idonei; residui di prodotti chimici)
• Prodotti dispersi sulla superficie durante l’utilizzo
• Abrasione ed usura dello strato superficiale (superfici in uso)
• Presenza di acqua o umido (nebbia)
Le carenze o i difetti di manutenzione
• Le calzate degli addetti
Non dimentichino inoltre i professionisti addetti alla verifica della scivolosità che in caso di incidenti dovuti a scivolamento le suole calzate giocano un ruolo determinante. La scelta della scarpa e quindi della relativa suola è unicamente una decisione dell’addetto alla sicurezza aziendale o del consumatore per gli spazi pubblici. I pavimenti bagnati, coperti di olio o neve richiedono una scarpa con una suola adeguata al proprio uso. Una suola particolarmente profilata p. es. è inadatta sul ghiaccio (piazzali, parcheggi esterni e marciapiedi) poiché con una maggiore pressione di appoggio le sostanze viscose ed elastiche riducono il coefficiente di attrito.

6.1 La relazione di resoconto sulla valutazione della superficie

Diventa logico che il professionista addetto alla verifica della scivolosità di un pavimento relazioni, nel protocollo di prova, oltre ai valori di lettura (asciutto e bagnato)  anche:

  • Indicazioni generali sul piano di posa (Descrizione del ciclo applicativo, Destinazione
    d’uso del locale, Condizioni di esercizio, interno /esterno, commerciale/residenziale)
  • Traffico pedonale, descrizione calzate, presenza di umidità, sporco smog.
  • Le modifiche sostanziali che subisce la superficie in condizioni di asciutto o bagnato o in funzione del tipo di sporco. Dunque la rugosità della superficie deve essere subordinata alla facilità di pulizia così come si deve indagare sulla adeguata/ricorrente manutenzione per riportare la superficie alle caratteristiche originali.
  • L’indicazione dei carichi d’esercizio previsti circolanti nelle aree di calpestio
  • Le caratteristiche valutate e loro risultati sulle prove eseguite
  • L’indicazione del punto dove sono avvenute le misurazioni
  • Documentazione fotografica
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